domenica 13 settembre 2020


Un augurio di cuore a tutti i miei studenti affinché la scuola sia davvero un ponte verso il futuro.

Buon anno scolastico

lunedì 9 marzo 2020

DA LEGGERE, NE VALE LA PENA

Impariamo a capire che questa è una lotta contro le nostre abitudini e non contro un virus. 
Questa è un’occasione per trasformare un’emergenza in una gara di solidarietà. 
Cambiamo il modo di vedere e di pensare. 
Non sono più “io ho paura del contagio” oppure “io me ne frego del contagio”, ma sono IO che preservo l’ALTRO. 
Io mi preoccupo per te.
Io mi tengo a distanza per te. 
Io mi lavo le mani per te. 
Io rinuncio a quel viaggio per te. 
Io non vado al concerto per te. 
Io non vado al centro commerciale per te. 
Per te. 
Per te che  sei dentro una sala di terapia intensiva. 
Per te che sei anziano e fragile, ma la cui vita ha valore tanto quanto la mia. 
Per te che stai lottando con un cancro e non puoi lottare anche con questo. 
Vi prego, alziamo lo sguardo. 
Io spero che in Italia non si fermi la solidarietà. 
Tutto il resto non ha importanza.

domenica 8 marzo 2020

COME FERMARE IL CORONAVIRUS? 10 indicazioni pratiche da seguire tutti i giorni

 Ho preso da IL SOLE 24 ORE questo decalogo che mi sembra particolarmente utile. Seguitelo alla lettera.
1) Se volete bene ai vostri figli teneteli a casa
La chiusura delle scuole non è una vacanza. Tutti noi, che abbiamo figli, sappiamo quanto sia difficile tenerli in casa. Ma non possiamo fare diversamente. Lasciarli liberi di scorrazzare nei parchi, di girare in gruppi per strada, di giocare a calcio o basket sui campetti all'aperto o nel parco condominiale significa moltiplicare a dismisura la possibilità di contagio. Dobbiamo recuperare, e non è facile dopo anni percorsi in direzione contraria, il nostro essere genitori. Non siamo amici: siamo padri, siamo madri. E in queste situazioni di emergenza decidiamo noi. Senza discutere. Quindi ripeto: se vogliamo bene ai nostri figli teniamoli in casa.

2) Se volete bene ai vostri genitori e parenti anziani isolateli dal mondo
La cosa migliore che possiamo fare in questo momento è mettere i nostri anziani sotto una teca di cristallo. Se sono autosufficienti possono tranquillamente sopravvivere senza vederci. Molti di loro hanno passato 5 anni di guerra, altro che il coronavirus. Hanno bisogno della spesa o di farmaci? Lasciamoli sullo zerbino. Salutiamoli a distanza. Tempestiamoli di telefonate. Facciamogli sapere che ci siamo. Ma teniamoli isolati da tutto e da tutti. E, finita la bufera, potremo riabbracciarli più forte di prima.
3) Se un persona anziana ha bisogno di aiuto materiale
Se proprio non possiamo fare a meno di avere un contatto diretto con un anziano, perché richiede assistenza, battezziamo una persona, una sola, che abbia contatti diretti. Più persone che interagiscono con i nostri genitori o con i nostri nonni significano soltanto più possibilità di contagio. E se non stiamo bene, se abbiamo sintomi di qualsiasi tipo, evitiamo il contatto. Solo in questo caso cambiamo la persona “di sostegno”.
4) Non chiediamo ai nonni di accudire i nipoti
I nonni sono sempre stati il pronto intervento in caso di emergenza. Adesso dobbiamo restituire loro il favore. Dobbiamo dire no alla loro disponibilità infinita. Teniamoli lontani dai nipoti. Perché spesso i bambini e i ragazzi, pur avendo contratto la malattia, sono asintomatici. Sarà un inferno organizzarsi, ma dobbiamo farlo ad ogni costo.
5) Se abbiamo sintomi, vietato il pronto soccorso. Anche per non ammalarci
Andare al pronto soccorso è un atto sconsiderato, il modo migliore per diffondere il contagio. Ma, se abbiamo interpretato male i sintomi, è anche il modo migliore per essere contagiati visto che, in ospedale, è più facile incontrare soggetti capaci di trasmettere la malattia.
6) Come fare al lavoro, se proprio dobbiamo andarci
Non ci è stato impedito di andare a lavorare. Ma se possiamo lavorare da casa questa è la scelta più giusta. Se proprio dobbiamo andarci teniamo le distanze dagli altri, anche più di un metro. Non salutiamo stringendo la mano: non è maleducazione, è buon senso. Laviamoci spesso le mani. Sempre dopo aver toccato maniglie, tavoli, sedie. Non portiamo le mani al viso, mai. Non tocchiamoci occhi, naso e bocca. Evitiamo di convocare riunioni se possiamo sentirci al telefono o via mail. E se proprio la riunione è indispensabile, facciamola in spazi che consentano di stare ad “almeno” un metro dagli altri. Meglio se due.
7) Se incontriamo qualcuno che ha sintomi
Chiunque sia, teniamoci a distanza. Anche se è il nostro capo. Non dobbiamo avere vergogna di chiedere il rispetto delle distanze di sicurezza. Mai.
8) Come fare sui mezzi pubblici
Meglio non prenderli, se appena è possibile. Se proprio è indispensabile stiamo almeno a un metro dalle altre persone. Se non è possibile nemmeno questo, evitiamo di stare faccia a faccia: la nuca non respira.
9) Se abbiamo sintomi tappiamoci in casa
Inutile fare gli eroi. Se abbiamo tosse, febbre (dai 37.5 scatta l'allarme) congiuntivite o raffreddore stiamo a casa. Rivolgiamoci al nostro medico curante o chiamiamo i numeri di emergenza. No alle terapie fai da te. Per diventare medici ci voglio sei anni: ci sarà un motivo.
10) Se un soggetto positivo deve stare a casa
Creiamo una piccola “zona rossa”: una camera solo per il malato, da areare appena possibile. Non abbiamo una camera? Usiamo il salotto, insomma un'area il più possibile riservata. Se abbiamo un secondo bagno dedichiamolo in esclusiva al malato, lavandolo e disinfettandolo spesso. Se non abbiamo un secondo bagno lavaggio e disinfezione sono ancora più importanti. Fondamentale: non si mangia insieme. E in ogni i medici vi daranno tutte le indicazioni necessarie.
Seguiamo questo piccolo decalogo e avremo creato al virus molti problemi, esattamente come lui li sta creando a noi. Può sembrare incredibile ma così facendo lo ostacoleremo, lo limiteremo, lo uccideremo. Difficile seguire tutte le dieci regole? Sì. Impossibile? Assolutamente no.
Dobbiamo solo decidere se, nel nostro piccolo, vogliamo smentire Einstein: dimostrando che anche la stupidità umana, in fondo, ha un suo limite ben preciso e non valicabile.

venerdì 6 marzo 2020

D.P.C.M. COS'È ?

In questi giorni si è sentito spesso parlare di DPCM, vediamo cos'è.

Un decreto ministeriale (D.M.), è un atto amministrativo emanato da un ministro nell'ambito delle materie di competenza del suo ministero . Quando questo tipo di atto è emanato dal Presidente del Consiglio dei Ministrii prende la denominazione di decreto del presidente del Consiglio dei ministri (d.p.C.m.). Quando la legge lo prevede, se un decreto richiede la competenza di diversi ministeri e deve quindi essere adottato di concerto tra gli stessi, si parla di decreto interministeriale.
Esso non ha forza di legge e, nel sistema delle fonti del diritto , riveste carattere di fonte normativa secondaria soltanto qualora sia qualificato come regolamento.

DISCORSO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

«Care concittadine e cari concittadini,
l’Italia sta attraversando un momento particolarmente impegnativo. Lo sta affrontando doverosamente con piena trasparenza e completezza di informazione nei confronti della pubblica opinione.
L’insidia di un nuovo virus che sta colpendo via via tanti paesi del mondo provoca preoccupazione. Questo è comprensibile e richiede a tutti senso di responsabilità, ma dobbiamo assolutamente evitare stati di ansia immotivati e spesso controproducenti.
Siamo un grande Paese moderno, abbiamo un eccellente sistema sanitario nazionale che sta operando con efficacia e con la generosa abnegazione del suo personale, a tutti i livelli professionali.
Supereremo la condizione di questi giorni. Anche attraverso la necessaria adozione di misure straordinarie per sostenere l’opera dei sanitari impegnati costantemente da giorni e giorni: misure per l’immissione di nuovo personale da affiancare loro e per assicurare l’effettiva disponibilità di attrezzature e di materiali, verificandola in tutte le sedi ospedaliere.
Il Governo – cui la Costituzione affida il compito e gli strumenti per decidere - ha stabilito ieri una serie di indicazioni di comportamento quotidiano, suggerite da scienziati ed esperti di valore.
Sono semplici ma importanti per evitare il rischio di allargare la diffusione del contagio.
Desidero invitare tutti a osservare attentamente queste indicazioni: anche se possono modificare temporaneamente qualche nostra abitudine di vita.
Rispettando quei criteri di comportamento, ciascuno di noi contribuirà concretamente a superare questa emergenza.
Lo stanno facendo con grande serietà i nostri concittadini delle cosiddette zone rosse. Li ringrazio per il modo con cui stanno affrontando i sacrifici cui sono sottoposti.
Desidero esprimere sincera vicinanza alle persone ammalate e grande solidarietà ai familiari delle vittime.
Il momento che attraversiamo richiede coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti nell’impegno per sconfiggere il virus: nelle istituzioni, nella politica, nella vita quotidiana della società, nei mezzi di informazione.
Alla cabina di regia costituita dal Governo spetta assumere – in maniera univoca- le necessarie decisioni in collaborazione con le Regioni, coordinando le varie competenze e responsabilità. Vanno, quindi, evitate iniziative particolari che si discostino dalle indicazioni assunte nella sede di coordinamento.
Care concittadine e cari concittadini, senza imprudenze ma senza allarmismi, possiamo e dobbiamo aver fiducia nelle capacità e nelle risorse di cui disponiamo.
Dobbiamo e possiamo avere fiducia nell’Italia».

 Roma, 05/03/2020

giovedì 21 novembre 2019

ECCO LE PRINCIPALI REGOLE PER GIRARE CON I MONOPATTINI A VERONA



A Verona sono autorizzati a circolare solo i monopattini elettrici (identici a quelli usati dai bambini, ma forniti da un motore che consente di raggiungere e a volte di superare i 20 chilometri l’ora) e i segway (che sono invece formati solo dalle due ruote e dal manubrio). Restano vietati invece gli hoverboard (formati solo dalle due ruote congiunte, ma senza manubrio) e i monowheel (che hanno un’unica ruota, con ai lati due predellini). I due tipi di mezzi consentiti non potranno circolare sulle strade pedonali (come via Mazzini e via Cappello), ma potranno essere usati su tutte le piste ciclabili, su quelle ciclopedonali (come quella del Chievo) e su tutte le strade che hanno un limite di velocità di 30 chilometri l’ora (in Ztl ed anche, ad esempio, a Porto San Pancrazio). Sarà consentito anche entrare nelle aree di via Catullo, via IV Spade, Corte Farina, via Sant’Eufenia e vicolo Ostie ma solo nelle giornate feriali, e non nei giorni di sabato e festivi, quando tutte queste vie diventano pedonali. Assolutamente vietato, ovviamente, salire sui marciapiedi, come purtroppo si vede spesso fare anche nelle città estere dove questi mezzi sono più utilizzati.  I monopattini elettrici non potranno avere un posto a sedere per il guidatore (come accede in diversi modelli esistenti) e dovranno quindi essere manovrati restando in piedi. Per guidare i mini-veicoli occorrerà comunque essere maggiorenni oppure, se minorenni, essere in possesso della patente tipo «AM», ossia quella che devono avere i giovani di almeno 14 anni per guidare gli scooter. La regola naturalmente non vale per i monopattini tradizionali, che continuano a rientrare nella categoria giocattoli.